Che cos’è la Mini Transat??!

Detta come la direbbe Massimo Troisi, la Mini Transat è quella cosa che La Rochelle è da un parte, Le Marin dall’ altra e i ministi si accorgono che c’è una rotta che le unisce. Chest’è.

L’edizione 2017 è appena finita e già fervono i nuovi progetti per il 2019; i racconti dei navigatori che sono appena rientrati dall’ avventura atlantica sono un’inesauribile fonte di brividi ed emozioni che non fanno altro che alimentare la voglia di partire a nostra volta.

Ma cos’è la Mini Transat? I nostri piccoli Mini 6.50 incuriosiscono e attirano l’attenzione per quanto siano attrezzati e autosufficienti ma molto spesso tante piccole cose a noi così ovvie possono non esserlo a chi si avvicina per la prima volta alla Classe.

La Mini Transat è quindi una regata che attraversa l’Atlantico, a bordo di barche di 6 metri e mezzo, in solitario e senza contatti con la terraferma e viene corsa ogni 2 anni . BAM!!

Ragioniamoci un attimo: sì, è una regata, con la sua linea di partenza ed il suo arrivo, anzi, le partenze e gli arrivi in realtà sono due, perché la regata è costituita da due tappe.

La prima tappa parte da La Rochelle in Francia, generalmente il 1° Ottobre degli anni dispari e si conclude alle Canarie dopo aver percorso una distanza di 1260 miglia per una durata di circa 10 giorni. Il porto francese di La Rochelle è pervaso da un clima di eccitata aspettativa già da più di una settimana prima della partenza, e di giorno in giorno i visitatori appassionati e curiosi passeggiano all’ interno del villaggio allestito attorno ai pontili in cui vengono ospitati i Mini.

Quest’anno, com’è consuetudine della Francia atlantica, il giorno della partenza è stato baciato da una tipica pioggerellina insistente e molesta, perciò nel caso aveste in programma di passare a fare un saluto ai ragazzi della prossima edizione (e tra loro spero di esserci anch’io) potrebbe essere utile portare con voi almeno un giubbetto impermeabile! A parte gli scherzi, la prima tappa può essere considerata davvero tosta con il Golfo di Biscaglia da affrontare prima e la lunga discesa della costa portoghese poi.

La seconda tappa è quella del grande salto; partenza dalle Canarie e arrivo a Le Marin in Martinica, 2760 miglia e 20 giorni circa di solitudine che racchiude tutte le tonalità del blu.

La regata viene corsa in solitario, e questo concetto viene ulteriormente amplificato dalla mancanza di contatti con la terraferma. Questo significa che a bordo non ci sono cellulari, tablet, computer, telefoni satellitari e qualsiasi altro mezzo di comunicazione vi possa venire in mente, tranne che la radio VHF e la radio SSB per ricevere giornalmente le informazioni fornite dal Comitato ai regatanti. La SSB è una radio esclusivamente ricevente (e alle volte anche questo compito non lo svolge molto bene), e come ben sapete il VHF ha una portata limitata, quindi nel caso non ci sia un altro Mini a portata d’occhio, anch’esso sarà piuttosto inutile per avere un altro contatto umano.

L’attività della giornata è quindi scandita dalle proprie necessità e dalle necessità della barca, ed il grande e vero aiutante nonché miglior amico del minista solitario è.. l’autopilota!

Grazie a lui, il vero timoniere della barca, ci è consentito di riposare, preparare da mangiare, controllare la rotta e provvedere a tutte le piccole riparazioni e cambi di vele che la navigazione richiede. Ovviamente il motore non c’è, e l’energia per mantenere tutta l’elettronica di bordo viene fornita dai pannelli solari o da piccoli generatori.

 

I Mini 6.50 sono divisi in due categorie, i Serie e i Proto, a seconda del progetto con cui sono stati costruiti, pertanto i regatanti che in genere sono circa 80, vengono inseriti in due classifiche diverse nonostante la partenza sia comune ad entrambi i gruppi.

Per partecipare alla Mini però, è necessario compiere una qualifica!

Quindi nel corso degli anni precedenti alla partenza bisogna accumulare un grande numero di miglia in regata sia in doppio che in solitario, e bisogna portare a termine un percorso (non in regata) esclusivamente in solitario di una distanza di 1000 miglia. In Italia abbiamo alcune regate cosiddette qualificative, che permettono di accumulare queste preziose miglia, ma è in Francia che pulsa il cuore di questa splendida Classe di barche.

Certo, noi non abbiamo l’Oceano e tante strutture di cui invece la Francia è dotata; i centri di preparazione della vela d’altura e le regate d’alto mare sono un fiore all’ occhiello della scuola bretone e non solo, ma il richiamo del grande blu arriva fino a noi, in fin dei conti siamo circondati dal mare.. la mia sfida è proprio questa, prendere parte a questa avventura!

Annunci

Estate!

Gli ultimi mesi sono stati fitti fitti di impegni, e luglio non è stato da meno! Assieme al team dell’Aeronautica Militare ho partecipato al Campionato mondiale ORC a bordo di un bel Vismara 46 e alla tappa di selezione della Lega Italiana Vela sui J70. In entrambi i casi mi sono occupata della tattica, e devo dire che nonostante sia un po’ arrugginita dalle navigazioni un po’ più lunghe, qualche prova mi ha dato davvero soddisfazione! Il mondiale ORC si è svolto proprio nelle acque di casa mia, e nonostante fossimo tra i più piccoli del gruppo A, ci siamo ben difesi, chiudendo al 6° posto alle spalle di diversi TP52 e del Cookson 50, onore ai vincitori, anche se la monotipia è un altro navigare! E a proposito di monotipia i J70 si sono rivelati divertentissimi e perfetti per i velocissimi incontri del format della LIV, 10-12 minuti di regata e 32 incontri a rotazione sulle barche dell’organizzazione, precisione delle manovre e velocità di scelta, splendide regate e ottimo livello dei Club con cui ci siamo scontrati! La vela è bella tutta, sia sul corto delle boe che sul lungo della navigazione.. e chi l’ha detto che non si possano fare entrambe le cose?!

Il pensiero di come programmare la campagna con il Mini 6.50 nei prossimi anni è sempre lì.. il più grande ostacolo al momento è la necessità di coprire il budget del progetto, il reperimento dei fondi e la fiducia degli sponsor sono il cruccio di tutti quelli che sognano i mari lontani.

Della stagione Mini ormai conclusa porto con enorme piacere il ricordo della mia prima solitaria, la 222 Mini Solo.. quando penso a come sono stata felice di portare a termine quella regata, svaniscono tutti i dubbi e ritorna prepotente la voglia di provare ancora, di mettermi alla prova e di imparare. Ricordo ancora tutto: la fatica della prima bolina verso l’isolotto della Gallinara, 2 mani alla randa e una al fiocco nei momenti più ventosi, la prima notte in discesa verso la Gorgona, tutte quelle luci così vicine attorno a me e l’AIS sempre sott’occhio.. gestione del sonno ovviamente pessima, ma per la prima volta da sola a bordo.

All’alba poi a momenti non volevo più uscire dal pozzetto, dopo aver visto passare una balena sbuffante a pochi metri dalla mia poppa!

La navigazione in solitaria è fatta di estremi, tutto si amplifica e gli –issimi si sprecano.. bellissimi i tramonti, bellissimi i delfini.. bruttissimi i buchi d’aria e pessimi i saikebon (veramente indigesti), per non parlare del rumore assolutamente insopportabile della randa che sbatte quando non c’è vento.

Ma la soddisfazione di arrivare e di sapere di aver fatto una cosa nuova e bella ripaga davvero la mancanza di sonno e tutto il resto! Ora l’estate continua, è tutto in fase di progettazione e non ci si può permettere di mollare la presa, si sa che le destinazioni più belle sono sempre alla fine di sentieri complicati..!

Keep going!!

Buona estate e buone navigazioni a tutti!:)

Photo Credits: Benedetta Pitscheider – pitsfoto.com

Il GPI 2017 a bordo di Spot ITA 444

Oggi è una giornata di gran pioggia. Preparo qualche documento, con la testa proiettata verso i lavori da ultimare su 659 prima della 222 Mini Solo di fine mese e mi dico che le ultime settimane non possono passare così inosservate. In fin dei conti fa tutto parte del gioco della vela, anche il ritiro da una regata.

Andando con ordine ma non troppo, l’08 aprile io e Matteo Rusticali siamo arrivati puntuali sulla linea di partenza del Gran Premio d’Italia Mini 650 a bordo di Spot, ITA 444, il bel proto di Matteo, fresco fresco appena sfornato dal cantiere. Spot è un prototipo del ’91 e Matteo è un ragazzo dalle mani d’oro, velaio, allenatore e navigatore, che è riuscito a riportare una barca abbandonata a sé stessa ad uno splendore performante e moderno, lavorando giorno e notte con una profusione di energia incredibile. L’ultima sfida di Matteo è stata quella di progettare e costruire una nuova tuga che rientrasse nelle regole di stazza della Classe Mini, in modo da poter partecipare all’ edizione 2017 della Mini Transat a cui è già iscritto; l’ultima formalità da compiere per poter confermare la partecipazione è concludere una regata durante la stagione 2017.

Quindi, quasi due settimane fa ho raggiunto Matteo per aiutarlo a chiudere i lavori in tempo per il GPI; la nostra idea era quella di partecipare assieme alla regata, con l’obiettivo di ultimare la qualifica di Matteo e di accumulare esperienza testando le modifiche apportate a Spot. Inutile negarlo.. ci siamo trovati davanti ad una quantità assurda di lavori da fare! Rimboccandoci le maniche, grazie anche all’ aiuto degli amici e della fidanzata di Matteo, siamo riusciti a spuntare quasi tutte le voci della lista lavori prima di spostarci a Genova, ovviamente in super ritardo rispetto agli altri ragazzi della flotta Mini. Devo dire comunque che grazie ad una misteriosa dilatazione del tempo ce l’abbiamo fatta (da non dimenticare l’aiuto di Roberto, Alessandro, Federico.. Ésprit Mini rulez, grazie!).

Lunedì 10 aprile verso le 04.00 del mattino eravamo al largo della costa ovest della Corsica e navigavamo piuttosto tranquilli di bolina, sulla nostra prua le luci lontane del Pogo3 Costruction du Belon e del Pogo2 Koati, nel cielo una luna piena luminosissima e bianca, quando all’ improvviso un botto fortissimo ha scosso la barca. Ci siamo accorti che la sartia alta di sinistra si era allungata in modo innaturale senza però cedere del tutto. Dovendo aspettare la mattina per avere una visione più chiara del danno e per la sicurezza nostra e della barca, è stato inevitabile decidere di ritirarci. Abbiamo raggiunto Genova dopo circa 40 ore, con la randa issata con la terza mano e la tormentina per non insistere sulla parte alta dell’albero (Una disperazione! Ci spostavamo all’ eccitante velocità di 2 nodi). Avendo consegnato i telefoni prima della partenza (come da regolamento Mini) non abbiamo potuto avvertire nessuno dell’accaduto all’ infuori della barca appoggio che abbiamo raggiunto via VHF; in questi casi è davvero un limite non avere a bordo uno strumento per mettersi in contatto con i propri cari che davanti allo schermo di un computer impazziscono per interpretare un’inversione di rotta.

Siamo rimasti ovviamente delusi per aver dovuto concludere il nostro GPI così presto, ma ci sono un sacco di cose più belle e utili da ricordare grazie alle quali lo spazio per il rammarico è ridotto e limitato.

Innanzi tutto abbiamo trasformato il guscio vuoto di uno scafo in una barca vera in tempo record, con tutta la sua attrezzatura di coperta e l’impianto elettrico ripassato da zero: lavori eseguiti a regola d’arte che non ci hanno dato assolutamente problemi in navigazione (lo dico se per caso qualcuno avesse pensato che la fretta è stata cattiva consigliera..!).

Abbiamo navigato in testa alla flotta fino al momento del ritiro, la barca è ben settata e la nuova tuga le dona un comfort che a detta di Matteo non ha mai avuto prima (certo niente a che vedere con i Pogo2!).

La navigazione è stata serena e collaborativa; per quanto mi riguarda ho imparato tanto da Matteo e da Spot, dalle scelte di armo di coperta alla navigazione, e per questo li ringrazio.

E oltre alla regata ci sono state distese enormi di velelle che scricchiolavano sotto lo scafo al nostro passaggio, delfini, pesci luna, buchi di vento mostruosi, luna piena, albe rosate, balene sbuffanti, merende a salame e formaggio, SSB accesa sulla frequenza di Radio Freccia in mezzo al mar Ligure, l’accoglienza di Vittoria e Mattia una volta giunti a terra.

Per la qualifica di Matteo c’è ancora a disposizione la 222 Mini Solo del 28 aprile, regata a cui parteciperò anch’io con 659, sarà la mia prima solitaria! Ai ragazzi che hanno concluso il GPI faccio i miei più grandi complimenti, è stata una regata davvero difficile, lunga ed estenuante.. e il tempo limite per l’arrivo della flotta dopo il primo non ha reso giustizia a coloro che sono rimasti un po’ più indietro, portando a termine il percorso seppure fuori tempo massimo.

Grazie a chi mi segue e mi aiuta in questa bella avventura, senza di voi sarebbe tutto davvero difficile!!

NEXT STOP: Genova Aeroporto – 222 Mini Solo!

Photo Credits: Benedetta Pitscheider – pitsfoto.com

15-19 Marzo 2017, Arcipelago 650!

Sono appena rientrata a casa dopo questa bella avventura dell’Arcipelago 650. Per me è durata un po’ di più, dato che al termine della manifestazione ho deciso di fare subito il trasferimento per riportare 659 da Talamone al suo ormeggio abituale a La Spezia, e mi sono goduta una navigazione supplementare a bordo del mio Pogo, anche se in modalità certamente più rilassata!

Mi guardo allo specchio e mi vedo abbronzata come un panda, con il segno bianco degli occhiali da sole attorno agli occhi e le mani scure e un po’ rovinate. Ma soprattutto non riesco a smettere di pensare agli ultimi 10 giorni in cui, tra trasferimenti e regata, ho vissuto su 659.

Infatti, tirando un pochino la cinghia abbiamo deciso di trasformare il nostro Mini in una piccola casetta nei giorni pre e post regata, due materassi, sacchi a pelo e stufetta hanno perfettamente assolto il loro compito!

Talamone si è rivelata una piccola cittadina, stupenda per la posizione arroccata sul mare e per le condizioni ventose che la caratterizzano, silenziosa e abitata unicamente dai pochi che resistono durante la stagione invernale; sono pronta a scommettere che durante l’estate il luogo si trasformerà completamente.

L’impatto con la classe Mini che ha popolato i pontili del Circolo della Vela di Talamone è stato incredibile; nonostante il classico spirito di eccitazione e competizione che si respira prima di una regata, dentro di me è avvenuto in modo naturale il confronto con l’atmosfera che respiravo nelle classi olimpiche; qui alla base di tutto, c’è uno spirito di solidarietà e condivisione profonda dell’esperienza legata alla regata, accanto al risultato finale c’è la soddisfazione di aver completato la navigazione, c’è il tifo sfrenato per l’ultimo che taglia la linea di arrivo e gli applausi e la stima per ognuno.

La regata in sé è stata piuttosto impegnativa. Alla luce degli ultimi aggiornamenti delle previsioni meteo del venerdì mattina, il Comitato di regata ha optato per il percorso antiorario, perciò dopo un piccolo disimpegno dopo la partenza davanti a Talamone, rotta su Capraia passando attraverso il canale di Piombino, quindi rotta su Giannutri e arrivo a Talamone, in seguito però ridotto con l’eliminazione del giro di Giannutri e rotta diretta da Capraia a Talamone lasciando l’Elba a sinistra. Questa scelta, unita alle condizioni di vento debolissimo che abbiamo incontrato per un giorno e mezzo, hanno reso la regata un’unica interminabile bolina! Nonostante l’incertezza del meteo, i migliori hanno preso subito la testa della classifica, sfruttando gli effetti locali dettati dalla costa in un’ ottica prettamente mediterranea. Una volta giunti all’Elba però, l’unico equipaggio francese presente nella flotta ha imposto il suo passo scegliendo una rotta molto più a nord, prendendo quindi un vento meno condizionato dalla Corsica (che ha fatto invece da mega-tappo nella nostra area di regata): ha tagliato la linea di arrivo ore e ore prima di tutti gli altri, approfittando di venti che noi non abbiamo ricevuto!

Credo che per noi il battesimo del fuoco sia stata l’ultima notte. Al passaggio dell’estremo sud orientale dell’Elba che ha costituito un nuovo waypoint dopo l’accorciamento del percorso, abbiamo ricevuto la carezza di 20-25 nodi da sud-est, un’ultima lunga bolina di 33 miglia sotto un cielo nero e nuvoloso saltando giù dalle onde di un mare scuro e impenetrabile. È difficile descrivere la navigazione notturna con vento forte e poche luci; i sensi sono tutti all’erta ma allo stesso tempo la stanchezza comincia a chiedere il conto.. gli occhi ogni tanto si chiudono mentre cercano il conforto dei numeri sullo schermo degli strumenti, la luna rischiara le creste argentate delle onde che si avvicinano alla prua, e ti rendi conto che se non fosse una bolina il tempo da impiegare per raggiungere l’arrivo sarebbe meno della metà!

Abbiamo tagliato la linea di arrivo dopo circa 50 ore di regata, nel primo pomeriggio di domenica, circondati da un mare cristallino, esausti ma contenti: abbiamo messo in saccoccia la nostra prima regata Mini, dopo solo poco più di un mese dal varo!

Per questo e per la grande e grossa pazienza nei miei confronti, ringrazio il mio co-skipper Carlo Diomaiuta, il tuo supporto è stato davvero fondamentale (grazie anche per il cuscus!)

Un grande grazie anche al Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare che mi sta sostenendo in questo progetto, e a Laura Doria per il suo lavoro a terra, dietro le quinte ma sempre presente.

Un saluto a tutti! À bientôt !;)

Photo Credits: Benedetta Pitscheider – pitsfoto.com

Si inizia con l’Arcipelago 650!

Siamo alla vigilia della prima regata dell’anno, l’Arcipelago 650. La stagione non è ancora iniziata ma per me è già tempo di un primo bilancio dopo circa quattro mesi di lavori e di preparazione.

È stata una bella maratona mettere in piedi l’organizzazione che ha permesso a me e a 659 di essere tra i tanti equipaggi iscritti (e che equipaggi.. incontreremo quasi tutti i futuri partecipanti italiani alla Mini Transat 2017!), ma senza voler esser troppo sentimentali, ce l’abbiamo fatta. Essere di base a La Spezia, ospitati dal Centro di supporto logistico dell’Aeronautica Militare, ci ha aiutati a superare le problematiche dell’ormeggio e degli spazi a terra per lavorare, ma è stato un bell’impegno dal punto di vista personale data la distanza dalle nostre città e sedi lavorative. L’accoglienza comunque è stata ottima e non posso che ringraziare sinceramente tutto il personale della base ed il Comandante Lauriola: 659 oggi naviga anche grazie a loro!

Il golfo di La Spezia è veramente un luogo magnifico ed abbiamo potuto muovere i nostri primi passi in tutta tranquillità, nonostante l’incredibile dispiegamento di mezzi della Marina Militare sempre all’opera.. serenità vagamente compromessa negli incroci con i sottomarini, non so se ci faremo mai l’abitudine!

Ma è domani il vero giorno X, il momento in cui tutti gli sforzi di questi mesi saranno ripagati: si parte finalmente per Talamone, porto di partenza dell’Arci! Il menù della regata prevede una navigazione attorno alle isole dell’Arcipelago toscano, Capraia, Giannutri, Elba.. ed è il primo vero momento di confronto e di conoscenza con il resto della flotta! Sarà un buon allenamento anche per noi, ne abbiamo di miglia da fare per essere davvero pronte.. ma non c’è modo migliore per imparare una cosa se non facendola! Ed è questo in fin dei conti l’obiettivo della nostra stagione.

Navigheremo in modalità trasferimento quindi da La Spezia a Talamone, e nei giorni precedenti alla partenza ci occuperemo di iscrizioni e controlli di stazza.. lo start della regata è previsto il 17 marzo per compiere un percorso di circa 160 miglia nautiche se le condizioni meteo lo permetteranno.

Sarò accompagnata in quest’avventura da Carlo Diomaiuta, che dopo essersi fatto carico assieme a me dei tanti lavori a terra si merita indubbiamente una bella scorpacciata di mare e vento!

Che si aprano le danze quindi, non potrei chiedere di meglio! 🙂

IL MINI: come, quando e perchè.

La scelta non è stata casuale.

 

Il Mini è come un’idea che ti si infila sotto la pelle, tra i capelli, nei pensieri e perfino nei sogni.

Ed è per questo che poi ti chiedi “Che si fa?! Ci provo?!” La risposta è si, ovviamente.

Dopo tanto navigare sulle derive, tra classi olimpiche e attività nelle squadre nazionali, a me è venuto spontaneo desiderare di conoscere anche l’attività della vela d’altura, quella vera, che in Francia chiamano course ou large, e di mettere piede nel mondo delle regate lunghe, dove le boe sono dei punti sul GPS e la sera non ci si mette a cena con le gambe sotto a un tavolo ma ci si dà il cambio al timone sotto un cielo pieno di stelle.

Per un caso del destino un giorno d’estate ho conosciuto Michele Zambelli a Rimini pochi mesi prima che partisse per la Mini Transat del 2015; l’ho raggiunto perché ero venuta a sapere che stava organizzando delle uscite in mare con il suo Mini 342, barca con cui aveva già partecipato ad una Transat due anni prima, ed è lì che è scattata la scintilla.

La giornata è stata meteorologicamente perfetta (chi l’avrebbe detto, Rimini d’estate..), e Michele, da bravo marinaio e attento osservatore mi ha messa subito alla prova. Mi ha fatto sudare nelle prime manovre, così diverse da tutte quelle che avevo compiuto durante la mia vita velica fino a quel momento.

Non appena sono salita sul treno per tornare a casa ho messo per iscritto ogni cosa nuova che avevo sentito e provato a fare durante quella giornata.

Dopo qualche giorno ho acquistato il libro di meteo e strategia di Bernot, passo obbligato per cominciare a sognare i mari aperti e le onde lontane con un pizzico di concretezza in più.

Non so esattamente quando ho deciso di passare dal sogno al progetto vero e proprio, però ricordo bene quando il progetto è partito!

E’ stato esattamente quando ne ho parlato per la prima volta con Laura Doria, il cuore dell’ufficio stampa di Michele ed ora anche il mio.

Non appena le ho detto “Ehi Laura! Ho in mente un progetto sul Mini, tu che ne pensi? Ci staresti?” lei non ha esitato un secondo a dirmi di si! Non avevo niente in mano, ma mi sono sentita ricca di fiducia e motivazione. Mi sono detta “ E’ questa la strada giusta!” e siamo partite.

Ho cominciato a cercare un Mini che facesse al caso mio; stavo cercando un Serie da poter noleggiare, e ci è voluto qualche mese prima che venissi a conoscenza di un Pogo2 fermo da un anno e mezzo a Olbia.

Ho provato a contattare il proprietario, Thomas e.. si è dimostrato entusiasta del progetto fin dal primo istante! In quel momento ho capito di essere in ballo, sulla strada giusta, felice e vagamente cosciente di essere davvero all’inizio di una grande avventura!

3, 2, 1…MINI 6.50

Ciao a Tutti!
Attraverso questo spazio vorrei raccontarvi la mia avventura.

Ciao a Tutti!

Attraverso questo spazio vorrei raccontarvi la mia avventura.

Ho scelto di navigare su un Mini 650, barca di 6 metri e mezzo, per vivere il mare con cuore e passione, puntando la prua verso un ambizioso obiettivo, la MINI TRANSAT del 2019, una regata che attraversa l’Oceano Atlantico in solitario.

img_20160730_195048

Ma la parte più importante di quest’avventura, per me, è il viaggio, cioè tutto quello che imparerò sul mare e su me stessa provando ad avvicinarmi sempre più alla navigazione oceanica, attraverso allenamenti, regate e trasferimenti da un porto all’altro, senza dimenticare che un’avventura così non ha sapore se non è condivisa con chi ha la stessa passione!

Quindi non resta che mollare gli ormeggi e partire! 😉

Francesca